Articoli,  Marvel,  Mitologia, leggende e folklore

La Fenice tra mito e universo Marvel

Tra le numerosissime creature mitologiche che affollano l’Universo Marvel sicuramente una delle più particolari, nonché delle più importanti e potenti, è sicuramente la Fenice.

Con tutto il recente parlare degli X-Men a seguito dell’uscita di “Doctor Strange nel Multiverso della Follia”, ci sembrava interessante approfondire un po’ la storia di questo famoso uccello leggendario. Anche se ricorre in mitologie diverse, la concezione della Fenice presenta sempre molti tratti in comune, primo fra tutti quello di essere simbolo di immortalità, tutti tratti che la Marvel ha preso e rielaborato, adattandoli al suo universo.

Perciò andiamo a scoprire insieme le varie storie della Fenice.

Fenice e Jean Gray

Quando parliamo di Fenice all’interno dell’universo Marvel viene immediata l’associazione con Jean Gray degli X-Men. Vediamo perché.

La Fenice, rappresentata dalla Casa delle Idee come un volatile avvolto dalle fiamme, è un’entità cosmica, una delle più potenti e antiche esistenti, che nel corso della sua esistenza ha scelto diversi corpi che la ospitassero per portare a termine la sua missione, sia essa far progredire una società, sia distruggerla.

Vari sono i personaggi ad essere stati suoi ricettacoli, tra cui Rachel Gray, Cable, Emma Frost, Naiadi di Stepford e Hope Summers, ma certamente la più importante è sicuramente Jean Gray. Il rapporto di Fenice con Jean è diventato talmente stretto che il volatile stesso ha affermato che lei e Jean sono da considerarsi come un’unica entità.

Compiuta la sua opera, la Fenice Marvel si ritira nella White Hot Room, un luogo oltre lo spazio e il tempo, entrando in uno stato di quiescenza fino al suo prossimo avvento.

Jean Gray/ Fenice (immagine da marvel.fandom

Il Bennu egizio

Archetipo della Fenice come la conosciamo noi è il Bennu o Benu (bnw) egizio. Erodoto (Storie II, 73, 1-4) ci racconta che la Fenice (Erodoto era greco e pertanto la chiama in questo modo) si recava in Egitto ogni 500 anni. Per la precisione lo faceva quando, mortole il padre, veniva dall’Arabia (da qui l’epiteto “Araba Fenice”) per seppellirlo in Egitto nel tempio di Helios (di nuovo, Erodoto usa il nome greco, propriamente era il tempio di Atum-Ra).

Questa storia viene raccontata al nostro autore dagli abitanti e dai sacerdoti di Eliopoli, sede del tempio in questione (se volete saperne di più sulla città e sul culto di Atum-Ra vi rimandiamo a questo nostro articolo).

Gli egizi ritenevano infatti che il Bennu fosse una delle forme assunte da Atum-Ra e che quindi come lui fosse sorto dalle acque primordiali. Perciò il Bennu era associato al Sole e la caratteristica di Atum-Ra di essere autogenerato trasla anche al leggendario volatile. A differenza del nostro immaginario comune, il Bennu è rappresentato come un airone e, soprattutto, manca dell’elemento del fuoco che tanto contraddistingue la nostra Fenice.

La Fenice greco-romana

La Fenice per come la intendiamo noi è un’elaborazione greco-romana. Nella tradizione del mondo classico, circolava una versione del mito con diverse varianti, soprattutto per quanto riguardava il suo periodo di assenza e la sua durata vitale. Anche per loro la Fenice viene dall’Arabia e, cosa più importante, sono loro ad associare il fuoco a questo leggendario uccello.

Dopo il racconto di Erodoto, un senatore romano dell’età di Silla, Manilio, compose un intero poema sulla Fenice. Quest’opera è andata perduta, ma ce ne riporta il contenuto Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, X, 2, 4). In questa versione, quando la Fenice muore rinasce come vermicello e, diventato uccellino, rende gli onori funebri al suo predecessore.

Fagiano dorato (immagine di Jmhullot)

La Fenice non poteva ovviamente mancare nelle Metamorfosi di Ovidio (Met. XV, 391-407), ma è dalla fine del I sec. d.C. in poi che si ritrova in autori come Stazio, Marziale, Plinio e Tacito la versione del rogo e della rinascita dalle ceneri. Resta ovviamente l’associazione della Fenice con il tempio del Sole (chiamato sia Helios che Iperione, che era il Titano della Luce primordiale, padre di Helios che è il Sole).

La Fenice in epoca romana viene associata al buono e duraturo governo, tanto che imperatori come Adriano e Antonino Pio la utilizzarono nella simbologia imperiale.

Nella versione latina della Fenice cambia considerevolmente aspetto. Non è più simile a un airone, bensì grande come un’aquila, coronata da nimbo, d’oro lucente intorno al collo e per il resto purpurea, con penne rosate che screziano la coda cerulea e gola ornata di piume con ciuffo sul capo. Insomma, molto più colorata e particolarmente simile al fagiano dorato cinese che potete vedere qui sopra.

La Fenice nel Medioevo

Una Fenice da un bestiario medievale

Nonostante l’avvento del Cristianesimo la Fenice fu una di quelle creature che vennero conservate dalla nuova religione con un carattere positivo. Venne infatti sfruttato il suo aspetto di rinascita per legarla alla resurrezione di Cristo e la Fenice divenne quindi il suo simbolo di trionfo sulla morte.

Ovviamente non tutto ciò che è stato scritto nel Medioevo era legato alla religione e infatti la Fenice compare in molti bestiari medievali che restano più o meno fedeli al mito antico, mentre i poeti la presero come modello per rappresentare la passione ardente dell’amore.

È proprio grazie a loro che nasce l’associazione donna-fenice, prima come vero e proprio personaggio letterario nel “Cligès”, romanzo cortese del 1176 di Chrétien de Troyes, e poi come donna, metafora teologica delle virtù.

Nel Medioevo si accentua la tradizione figurativa di rappresentare la Fenice simile a un’aquila di colore porpora, spesso che risorge dalle fiamme.  

La Fenice in Cina e in Giappone

Al giorno d’oggi, la nostra visione della Fenice è in parte anche stata influenzata da quella orientale, perciò diamole uno sguardo.

Fenghuang (immagine di Shizhao2005年11月)

In Cina rappresentazioni di un uccello mitico si ritrovano già dal neolitico, ma è dalla Dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) che la fenice diventa una presenza ricorrente nelle arti, rappresentata però come due volatili Feng, il maschio, e Huang, la femmina, rappresentazione dello Yang e dello Yin. Con il tempo però i due uccelli si fondono, diventando un unico essere femminile dal nome Fenghuang. La Fenice viene così assimilata all’Imperatrice e diventa la controparte del Drago, assimilato all’Imperatore. (Se vi interessa la storia del drago in Cina, vi rimandiamo a questo nostro articolo).

Anche in Cina la Fenice è simbolo di pace e armonia e compare nei periodi felici, mentre in presenza di un cattivo governo la Fenice non compare più (ecco spiegato perché ormai è diventata un animale mitologico).

La Fenghuang cinese è un uccello polimorfo: ha becco di gallo, volto di rondine, fronte di pollo, collo di serpente, petto di anatra, schiena di tartaruga, posteriore di cervo, coda di pesce.

La Fenguhuang corrisponde alla giapponese Ho-ho o Karura che ha l’aspetto di un’aquila che sputa fuoco (e sì, il pokémon Ho-oh è un chiaro rimando a lei).

Spesso Fenguhuang e Ho-ho sono associati al Grande Uccello Vermiglio del Sud, il Nán Fāng Zhū Què (cinese) o Suzaku (giapponese). Anche se si tratta di due esseri diversi, spesso vengono fusi in un’unica entità. Il Nán Fāng Zhū Què è uno dei quattro grandi animali simbolo del daoismo e presiede il Sud. Gli altri animali sacri sono Bai Hu/Byakko (la tigre bianca) (o talvolta il Qilin o Kilin, l’unicorno cinese) per l’Ovest, Xuan Wu/Genbu (la tartaruga nera) per il Nord e Long/Seiryu (il drago azzurro) per l’Est.

Fenice, immagine da marvel.fandom

Così, siamo giunti alla fine del nostro articolo. Se vi è piaciuto o se volete raccontarci di personaggi ispirati alla Fenice o agli altri animali sacri fatecelo sapere sui nostri canali social!

Fonti

« L’iconographie du phénix à Rome », Images de l’animal dans l’Antiquité. Des figures de l’animal au bestiaire figuréSchedae 2009, n° 17, fasc. 2, p. 107-130

« L’œuf du phénix. Myrrhe, encens et cannelle dans le mythe du phénix », L’animal et le savoir, de l’Antiquité à la RenaissanceSchedae 2009, n° 6, fasc. 1, p. 73-106

Francesco Zambon, Alessandro Grossato. Il mito della fenice in Oriente e in Occidente, Venezia, Marsilio Editori, 2004

« Un bilan de la recherche contemporaine sur le mythe du phénix », Roda da fortuna 2015, 4/1, p. 257-273

Marcuzzi, Giorgio. “MITO E REALTÀ NELL’ARABA FENICE: UN APPROCCIO ECOLOGICO.” Lares, vol. 51, no. 2, 1985, pp. 249–58, http://www.jstor.org/stable/44630312. Accessed 16 May 2022.

Isabella Doniselli Eramo, Il drago in Cina – Storia straordinaria di un’icona, Luni editrice, 2019

Immagine di copertina da: https://static.wikia.nocookie.net/marveldatabase/images/d/d6/X-Men_Phoenix_Endsong_Vol_1_1_Textless.jpg/revision/latest?cb=20081126195801

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: