Bast e Black Panther
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Bast: la dea di Black Panther e dei Gatti

Agilità, forza, intelligenza, coraggio: queste e tante altre feline qualità Black Panther le incarna tutte. Tali fantastici poteri vengono conferiti al protettore del Wakanda per volontà della dea pantera Bast.

Ebbene, Bast era una divinità realmente adorata nell’antico Egitto, ma la Marvel, nel rappresentarla, si è presa una piccola licenza poetica. Ha infatti ingrandito giusto un pochino le proporzioni dell’animale che la dea rappresenta, perché Bast non era la dea pantera, bensì la dea gatto e bisogna ammettere che in effetti T’Challa non avrebbe fatto lo stesso maestoso effetto se si fosse chiamato “Black Kitty”.

Bast dea Black Panther
Bast e Black Panther (Black Panther 2018)
(immagine presa qui)

La Terra dei Faraoni e dei Gatti

Anche se sembra così remoto, l’Antico Egitto non era poi così diverso dalla realtà dei nostri giorni: dopotutto anche allora si scriveva con dei disegnini e si adoravano i gatti.

Gli Egizi sono famosi per le loro divinità dalle caratteristiche zoomorfe, ovverosia con parti del corpo (solitamente la testa) di un certo animale. Di conseguenza, gli egizi consideravano gli animali come manifestazione stessa della divinità.

Bast dea Black Panther
Bast (Black Panther #167, Terra-616)
(immagine presa qui)

La dea gatto, conosciuta come Bast o Bastet e con molti altri nomi, fu una delle divinità più popolari e importanti del mondo egizio. Adorare i gatti non solo era bello, ma soprattutto utile: nell’antichità la presenza dei gatti poteva fare la differenza fra la vita e la morte. Chi altri infatti avrebbe potuto tenere lontani i serpenti velenosi e i topi dalle riserve di grano, evitando così carestie e pestilenze?

Il culto di Bastet è originario del Basso Egitto, sul Delta del Nilo, ed ebbe come centro di culto principale il sogno di ogni gattofilo, una città stracolma di mici: Per-Bastet, la Casa di Bastet (Bubastis in greco e Tell Basta in arabo). Il culto della dea gatto si sviluppò soprattutto sotto la XXII dinastia (945-720 a.C.). Questi faraoni di origine libica adoravano talmente tanto i loro felini che uno di questi re aveva persino il nome molto adorabile di Pa-Miu, “Il Micio” (773-767 a.C.).

Proprio come in Wakanda, Bast era una dea solare protettrice, ma era anche la dea della fertilità, del parto, dell’allevamento dei figli, della danza e della musica, attività queste ultime praticate da tutti gli adoratori durante le feste in suo onore.

I suoi gatti inoltre erano considerati detentori di misteriose forze spirituali e rappresentazione della forza vitale dopo il decesso, caratteristiche rimaste anche alla Pantera Nera Marvel. Tutti ci siamo sentiti stringere il cuore quando T’Challa incontra suo padre e le precedenti Black Panther nel piano ancestrale.

La Micia e la Leonessa

“Nella mia cultura, la morte non è la fine. Viene considerata un punto di partenza. Allunghi entrambe le braccia e le divinità Bast e Sekhmet ti condurranno nella verde e ampia prateria dove correrai per sempre.” Spiega T’Challa a Natasha nel film “Captain America: Civil War”.

sekhmet
Sekhmet (Terra-616)
(immagine presa qui)

A quando pare, dall’Egitto si è trasferita in Wakanda anche Sekhmet, la dea leonessa. E non è un caso. Le due divinità sono sempre state legatissime, tanto che non è sicuro se all’inizio fossero un’unica entità e solo in seguito si siano differenziate, assumendo Sekhmet (il cui nome, non a caso, significa “La Potente”), le feroci e belligeranti caratteristiche della leonessa, mentre Bastet quello più protettivo, ma non meno fiero, del gatto.

Sekhmet era la dea che accompagnava il re in guerra e il faraone che l’adorò più di ogni altro fu Amenhotep III della XVIII dinastia (1390-1352 a.C.) che regnò sia sull’Alto che sul Basso Egitto e dedicò alla dea centinaia di statue.

Bast alla conquista del Mediterraneo

Bast dea Black Panther - rappresentazione di Bastet in bronzo e oro
Rappresentazione di Bastet in bronzo e oro conservata al British Museum di Londra
Di Einsamer Schütze – Opera propria, CC BY-SA 3.0

Quando prima i Greci (332-30 a.C.) e poi i Romani (30 a.C. – 395 d.C.) arrivarono in Egitto, il culto di Bast non perse la sua popolarità. Senza farsi troppi problemi, Greci e Romani identificarono la dea gatto con la loro Artemide/Diana. Dopotutto, erano entrambe cacciatrici e fiere protettrici, specialmente di cuccioli e bambini, assistevano le partorienti e anche Artemide, all’occorrenza, assumeva l’aspetto di gatto.

Ci fu anche un’altra divinità egizia che ebbe molta fortuna nel mondo romano ed era Iside. Avendo molte caratteristiche simili a quelle di Bast, i Romani, che erano gente pratica, associarono più volte in un unico culto le due dee e talvolta, così, per non far torto a nessuno, ci aggiungevano persino Artemide.

La famosa Pax Romana garantita dall’Impero fu un periodo d’oro per i gatti, che prosperarono in tutta Europa insieme all’adorazione verso le loro dee.

Pantere in Miniatura: i Gatti Neri

L’idea di trasformare Bast proprio in una pantera nera alla Marvel non è nata dal nulla. I gatti neri infatti erano i più sacri di tutti. Nell’antichità, gli esemplari di colore nero di ogni specie animale hanno sempre suscitato rispetto perché si credeva avessero un legame particolare con gli dei.

La sola presenza di un gatto nero era sufficiente a scacciare ogni male, era il migliore per allontanare le malattie e, se compariva in sogno, la prosperità e il buon raccolto erano assicurati. Con la sua associazione ad Artemide e Iside, Bast si era trasformata da divinità solare in divinità lunare. Il nero del mantello dei gatti si trasformava in un lembo della notte in cui vigilava la dea e brillavano le stelle e la magia. Il colore nero poi era particolarmente sacro a Iside, chiamata infatti “Regina del Nero Mantello” e un ordine particolare di suoi sacerdoti erano i Melaneforoi, i portatori del nero. Insomma, dal 500 a.C. in poi i gatti neri erano i più coccolati dell’Impero. 

gatto nero
Diteci se questa micro pantera casalinga non merita di essere adorata?
By Francesca Cesa Bianchi, Milano – Own work, CC BY-SA 3.0 it

Poi arrivò il Cristianesimo. Tutti i culti pagani vennero vietati e i credenti perseguitati. Dal IV-V sec. d.C. vi fu una vera e propria demonizzazione del colore nero, così comune nella religione pagana. I cristiani trasformarono in demoni anche gli dei. Il loro odio si riversò in particolare sui culti di Diana, che erano esclusivamente femminili, e così la furia dei fanatici ricadde anche sui gatti. I gatti neri, un tempo i più vicini alla dea, erano adesso il demonio personificato, portatori di sventura.

Nel 1233, papa Gregorio IX arrivò persino ad emanare la bolla Vox in Rama, una bolla che dava divina sanzione di sterminio dei gatti, in particolar modo quelli neri, e dei loro padroni.

Nel Medioevo vennero bruciate centinaia di donne con l’accusa di stregoneria e sterminati migliaia di gatti e, guarda caso, poco dopo queste stragi, si verificavano carestie e pestilenze. Non era certo la vendetta postuma degli adoratori del diavolo. Quei geni dei più fanatici tra i Cristiani non si rendevano conto che, sterminando i gatti, lasciavano strada libera alle invasioni di topi.

Fortuna che, anche se con alti e bassi nel corso della storia, i gatti neri sono diventati di nuovo le Pantere Nere di casa.

Raccontateci sui nostri social quando siete adoratori dei vostri gatti!

Bibliografia

  • H. D. Bertz, The Greek Magical Papyri in Translation, University of Chicago Press, Chicago, 1992
  • K.M. Briggs, Nine Lives: The Folklore of the Cat, Pantheon Books, New York, 1980
  • C. Claremont, Marvel Encyclopedia – New Edition, Dk pub, 2019
  • R. Darnton, The Great Cat Massacre and Other Episodes in French Cultural History, Penguin, Harmondsworth, 1984
  • D. W. Engels, Il Gatto – è tutta un’altra storia, Piemme, Milano, 2019
  • Erodoto, Le Storie
  • E. Gibbon, Declino e caduta dell’Impero Romano, Mondadori, Milano, 1990
  • M. Howey-Oldfield, The Cat in the Mysteries of Religion and Magic, Castle Books, New York, 1956
  • J. Malek, The Cat in Ancient Egypt, British Museum Press, Londra, 1993
  • K. Razavi-Shearer, The Lioness and the Kittycat: Egypt’s Great Feline Goddesses, Sekhmet and Bastet, University of Colorado Boulder, 2013
  • N. E. Scott, The Cat of Bastet, The Metropolitan Museum of Art Bulletin, vol. 17, n. 1, 1958, pp. 1-7
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