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Zootropolis metafora della società

Diritti umani, diritti civili, diritti delle donne, il 55° classico Disney racconta magnificamente i problemi della discriminazione e dell’emarginazione, la lotta per i diritti e molto altro 

Non c’è dubbio sul fatto che Zootropolis sia, in assoluto, uno dei migliori film Disney dell’ultimo decennio. 

Capace di entrare nel cuore di tanti fan (e anche dei meno fan) grazie, non solo, alla bravura degli artisti Disney nella creazione dei personaggi in sé, ma soprattutto grazie all’originalità della storia e al modo in cui viene raccontata. 

Proprio quella storia racconta di sogni, di aspirazioni, di comunità e senso civico e civile e, soprattutto, parla di discriminazioni e della lotta per far valere i propri diritti. E lo fa in maniera tale che tutti possano riuscire a capire il significato profondo e metaforico (in alcuni casi nemmeno tanto metaforico) che c’è dietro. Non è facile riuscire a portare sullo schermo l’idea che ogni essere umano ha dei doveri e dei diritti. O meglio, non è facile calarlo in un contesto sufficientemente somigliante al mondo reale e adatto anche ad un pubblico molto giovane. La Disney ha sempre cercato, in vari modi, di affrontare questo tipo di argomenti. Con Zootropolis, bisogna ammettere, lo ha fatto molto bene. Dai diritti umani ai diritti civili, passando per i diritti delle donne, il bullismo, il divario generazionale fra anziani e giovani, c’è tutto questo in Zootropolis e c’è anche di più, come cercherò di spiegarvi in questo articolo. 

Se Judy rappresenta le donne emarginate che devono lottare più degli altri per riuscire ad affermarsi e farsi valere; Nick e i predatori rappresentano le minoranze, quelle minoranze che molto, troppo spesso, sono oggetto di discriminazioni e razzismo di ogni genere, ancora oggi purtroppo. Il film è disseminato di riferimenti e citazioni riguardo le lotte per i diritti civili, che ebbero (e hanno tuttora) luogo ovunque, e negli Stati Uniti in particolare. È pieno di riferimenti alle donne e alle loro lotte, lunghe secoli, per entrare in categorie professionali a loro a lungo precluse; o ai giovani che, secondo la vecchia società, sono troppo ambiziosi, troppo sognatori, troppo tutto. In sostanza Zootropolis è una metafora della nostra società, delle sue paure e di come queste, ancora oggi, creino disuguaglianze e lotte fra interi gruppi di persone. Proprio di questa metafora voglio parlavi oggi, approfittandone per raccontarvi qualche cenno storico sui diritti civili, i diritti delle donne e tanto altro. 

Quindi, come sempre, saliamo a bordo del treno insieme a Judy e Nick e facciamo un salto a Zootropolis! 

Zootropolis e i diritti civili

Zootropolis metafora della società

Una delle metafore che più di tutte salta subito all’occhio è, senza dubbio, quella riguardo la segregazione razziale e le lotte per i diritti civili contro le emarginazioni, le disuguaglianze e in generale il razzismo. 

A Zootropolis, come sa chi ha visto il film, la popolazione è divisa in prede (che sono la maggioranza) come pecore, conigli, antilopi, elefanti e quant’altro; e predatori, come ghepardi, lupi, leoni e volpi come il coprotagonista Nick. 

Il film insiste molto su questo aspetto e sul fatto che i predatori vengano considerati “geneticamente” predisposti per essere aggressivi e selvaggi. L’esempio più emblematico è proprio quello di Nick. Le volpi sono da sempre considerate furbe, imbroglione, inaffidabili e, in generale, poco raccomandabili. Per questo motivo Nick viene trattato di conseguenza. Emblematica è la sua prima entrata in scena in una gelateria, dove un elefante/gelataio si rifiuta di servirlo proprio perché è una volpe, con tanto di cartello. Allo stesso modo vengono trattati gli altri predatori, soprattutto verso metà del film quando si entra nel vivo della trama e tutti i predatori vengono emarginati. In questo senso, altra scena emblematica è quella in cui il ghepardo Benjamin Clawhauser, che lavora al front office del dipartimento di polizia, viene spostato nell’archivio perché un predatore non può essere il primo volto che le persone incontrano quando entrano in un dipartimento di polizia. 

Il riferimento alla segregazione razziale e ai diritti civili, nello specifico al Movimento per i diritti civili negli Stati Uniti degli anni ’50 e ’60, al razzismo, alle emarginazioni e alle discriminazioni a danno della popolazione Afroamericana, è piuttosto chiaro. 

Proprio come nel film succede a Nick, anche in America, in quegli anni, non era difficile imbattersi in cartelli come quello esposto nella gelateria di Zootropolis. Cartelli che spesso recitavano effettivamente frasi come quella del film: “We reserve the right to refuse service to anyone”, ossia “Ci riserviamo il diritto di rifiutare il servizio a chiunque”. Il chiunque, in quegli anni, troppo spesso erano gli afroamericani. 

Zootropolis metafora della società

Anche i pregiudizi che subisce Judy in quanto coniglio, all’interno del corpo di polizia, sono simili a quelli che gli afroamericani e le altre minoranze erano costretti a subire all’interno dei corpi di polizia, dove spesso venivano considerati più deboli e discriminati. Ma come fu storicamente quell’epoca?

La segregazione razziale 

La segregazione razziale, negli Stati Uniti, iniziò a svilupparsi dopo la guerra civile americana, a seguito dell’abolizione della schiavitù. Gli ex Stati Confederati, che durante la guerra erano favorevoli alla schiavitù, avevano perso e, dopo la conseguente fine della schiavitù, attuarono un sistema di dominazione dei bianchi sugli afroamericani che comportava una vera e propria separazione e segregazione della vita sociale. Gli afroamericani finirono per essere confinanti solo in determinati settori lavorativi, molto spesso a basso reddito; non potevano frequentare determinati luoghi pubblici; non potevano frequentare le stesse scuole dei bianchi, fino addirittura all’esclusione dal voto e tutta una serie di altre misure razziste e segregazioniste. 

Il Movimento per i diritti civili nacque proprio in seguito a queste misure e al sempre più crescente malcontento.

Il Movimento per i diritti civili

Si trattava di una serie di movimenti sociali, sorti per lo più nel sud degli Stati Uniti dove la segregazione era maggiore, con lo scopo di porvi fine e per promuovere l’approvazione di leggi che tutelassero i diritti degli afroamericani. 

Rosa Parks
Rosa Parks con Martin Luther King Jrv – p.d. wikicommons

Ci sarebbe molto da raccontare a riguardo, in realtà, e ci riserviamo di approfondire l’argomento, in maniera più dettagliata, in altri articoli in futuro. Per ora vi basti sapere che questo movimento fu contrassegnato da molte importanti campagne di resistenza civile, fatte di atti di protesta non violenta e disobbedienza civile. Ad iniziare da Rosa Parks che nel Dicembre del 1955 a Montgomery, in Alabama, si rifiutò di cedere il posto a un bianco sull’autobus. La comunità afroamericana si mobilitò boicottando i mezzi pubblici della città riuscendo ad ottenere, nel 1956, la sentenza di incostituzionalità che pose fine alla segregazione razziale sui mezzi pubblici. Questo episodio ha segnato l’avvio della lotta per i diritti civili, con una lotta lunga e piena di sacrifici, portata avanti da leader carismatici e importanti come Martin Luther King Jr o Malcom X. Tutte queste lotte portarono, nel 1964, all’approvazione del Civil Right Act che vietò la discriminazione basata su razza, colore della pelle, religione e genere; e nel 1965 al Voting Right Act che ricostituì il diritto di voto per tutti i cittadini. Come detto, molte furono le proteste non violente e le manifestazioni organizzate, tra cui, ad esempio, la Marcia da Selma a Montgomery, del 1965; e anche questo aspetto può essere visto in Zootropolis, quando la cantante Gazelle organizza una manifestazione di protesta non violenta a favore della difficile situazione discriminatoria subita dai predatori. 

La discriminazione contro le donne 

Un altro aspetto affrontato nel film è quello delle discriminazioni nei confronti delle donne. Judy, infatti, non è solo un mezzo per raccontare la segregazione razziale, ma anche la discriminazione e i pregiudizi nei confronti delle donne e, come vedremo a breve, in parte anche i giovani. 

Zootropolis metafora della società

Le viene costantemente ricordato che non può fare il poliziotto perché è un coniglio e i conigli sono considerati più deboli. Così come per lungo tempo alle donne è stata preclusa la possibilità di fare certi lavori perché considerate il “sesso debole”. I genitori preferirebbero che lei facesse un lavoro meno pericoloso e sono contenti quando finisce per fare l’ausiliare del traffico. Finanche a fine film Nick scherza sul fatto che i conigli non sono dei bravi guidatori, un po’ come il pregiudizio universale che dice che le donne non sono brave a guidare. La discriminazione e l’emarginazione delle donne è vecchia quanto il mondo e se volessimo parlarvene a fondo finiremmo per fare un trattato di storia lungo quanto un’enciclopedia; così come lunge sono le storie delle donne che hanno lottato per far valere i propri diritti. Nel film, oltre a Judy, anche l’antagonista, la pecora Dawn Bellwether, assistente del sindaco, in alcuni momenti pone l’accento proprio sulle difficolta del genere femminile.

Olympe de Gouges
Olympe de Gouges – p.d. wikicommons

Ma, proprio come Judy lotta per affermare e far valere i suoi diritti in quanto specie e in quanto donna, così le donne hanno lottato a lungo per lo stesso motivo. 

Emblematiche, in questo senso, sono le lotte femministe che si svilupparono fra ‘700 e soprattutto ‘800 in vari paesi Europei. A partire dalla “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” redatta nel 1791 dalla scrittrice e attivista francese Olympe de Gouges. Olympe sfidò molte convenzioni della sua epoca ed è considerata, ad oggi, come una delle prime femministe del mondo. È anche grazie a lei se presero piede importanti movimenti come quello delle suffraggete, nato fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 per promuovere e ottenere il suffragio femminile, ossia il diritto di voto per le donne. Anche in questo caso ci sarebbe molto da raccontare e mi riservo di approfondire l’argomento in un prossimo articolo su Winifred Banks che, come ben sappiamo tutti, in quanto a suffragette ha molto da dire.

Zootropolis e il conflitto generazionale

Infine, un argomento a cui tengo particolarmente e che, secondo me, vale la pena citare, è quello del conflitto generazionale. 

In Zootropolis viene accennato a inizio film, tuttavia, secondo me, la scena in questione è talmente emblematica e d’impatto che non si può non parlarne. 

Ad inizio film, quando durante la recita la piccola Judy dice a tutti che il suo sogno è quello di diventare poliziotto, i suoi genitori sono visibilmente scioccati e preoccupati. Si affrettano a dire alla figlia che loro sono felici perché hanno “smesso di sognare” e perché si sono “sistemati e adattati”. Continuano dicendo “Se non provi niente di nuovo non puoi fallire”; “È fantastico avere dei sogni, la cosa importante è non crederci troppo”. Poi, certo, sono contenti e fieri quando la loro figlia riesce a raggiungere i suoi traguardi, ma, diciamocela tutta, non la sostengono e non capiscono il suo sogno di voler cambiare le cose. Non ne capiscono l’ambizione, né tantomeno i sogni. 

Questa può essere vista come una metafora del conflitto generazionale presente in molte culture nel mondo, Italia compresa. 

I genitori di Judy rappresentato la vecchia generazione, quella che fatica (e a volte è chiaramente incapace) a comprendere e adattarsi ai tempi che cambiano. La generazione che preme affinché la nuova generazione si adatti al loro modo di vedere le cose. Judy rappresenta proprio la nuova generazione, quella dei giovani che lottano per affermarsi nei tempi nuovi, i tempi in cui sono nati e cresciuti e che sono chiaramente diversi da quelli vecchi.

I genitori dicono a Judy di adattarsi e sistemarsi perché solo così sarà felice davvero. Quanti giovani oggi si sono sentiti dire la stessa cosa da nonni, genitori, zii e, in generale, rappresentati della vecchia generazione?? Oggi giorno questo conflitto, in Italia in particolare, sta raggiungendo livelli molto alti e aspri. Spesso è un conflitto in cui si è incapaci di comunicare, dove i più vecchi, come i genitori di Judy sono incapaci di ascoltare veramente; e i giovani, per quanti sforzi facciano, non riescono a far capire le proprie ragioni, si abbattono, si sentono oppressi e frustrati. In Italia, poi, dove la maggioranza della popolazione è composta dalla vecchia generazione, molto spesso i giovani subiscono una pressione molto, forse troppo, alta e pesante. 

Zootropolis metafora della società

Il segreto per risolvere il problema, in tal senso, ce lo svela proprio il film. I genitori di Judy si sforzano di capire e comprendere le scelte della figlia e a fine film sono contenti dei suoi successi, nonostante tutto. Judy, allo stesso tempo, si mostra sempre paziente e va testardamente avanti per la sua strada, non si abbatte facilmente e, se lo fa, è capace di ammettere i propri errori e rialzarsi, mostrandosi sicura delle proprie scelte. Allo stesso modo, per risolvere questo conflitto, basterebbe che la vecchia generazione ascoltasse, con mentalità più aperta verso i nuovi tempi e senza superbia, da un lato; e dall’altro che i giovani fossero più sicuri di se, delle proprie scelte, costanti e soprattutto testardi. E magari più capaci di credere nei propri sogni a dispetto di ciò che dicono gli altri.

Zootropolis dove ognuno può essere ciò che vuole

Siamo giunti alla fine del nostro articolo di oggi. Come detto, Zootropolis è uno dei migliori classici Disney dell’ultimo decennio. In particolare proprio perché riesce a spiegare, ad un pubblico anche di giovanissimi, tanti dei problemi che affliggono ancora oggi la società mondiale. Lo fa in maniera egregia, semplice e diretta. Lo fa facendo divertire e commuovere e, soprattutto, insegnandoci che la cosa più importante è quella di continuare a sognare e a fare del proprio meglio per provare a costruire una società migliore, nonostante tutto. Semplicemente ascoltando e mantenendo una mentalità sempre aperta. Come i protagonisti lottano nel film per farsi valere, così i Movimenti per i diritti civili, le suffragette, o i giovani di oggi, in tutto il mondo, hanno lottato e lottano per far valere il proprio diritto ad essere ciò che vogliono, a sognare e a vivere.

Zootropolis metafora della società

Detto questo siamo giunti, per ora, alla fine dell’articolo, ma mi riservo di continuare il discorso in seguito con tanti altri argomenti interessanti e importanti presenti nel film. 

Per ora, se l’articolo vi è piaciuto, fatecelo sapere commentando o condividendo sui nostri canali social!

Fonti: 
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