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Le Dora Milaje e le Amazzoni del Dahomey – parte 1

“Le adorate” questo è il significato del nome Dora Milaje in lingua Hausa e in effetti lo sono, sia da parte del popolo del Wakanda che da parte dei fan.

Di loro abbiamo già avuto modo di parlare e, come molti sapranno, il corpo della guardia reale del Wakanda è ispirato a quello delle Amazzoni del Dahomey realmente esistite e così, nel nostro articolo, vogliamo approfondire un poco insieme a voi la storia di queste gloriose guerriere.

Poiché le informazioni raccolte risultano relativamente tante, per non rischiare di fare un articolo eccezionalmente lungo, ho preferito dividerlo in due parti, come è successo con quelli che abbiamo scritto con Giulia su Mulan e la storia delle donne in Cina. Appena verrà pubblicata anche la seconda parte verrà ovviamente aggiunto anche il link di rimando all’articolo successivo.

Le Dora Milaje

Prima di raccontarvi delle Amazzoni del Dahomey, ripassiamo un momento la figura delle protettrici dell’immaginario Wakanda, per poi riconoscere meglio quali siano le similitudini tra loro.

Le Dora Milaje hanno fatto la loro comparsa nelle pagine dei fumetti nel 1998 ad opera di Christopher Priest, Mark Texeira e Joe Quesada, molto più tardi rispetto all’apparizione del loro re T’Challa, avvenuta nel 1966.

Il quartier generale delle Dora Milaje è l’Upanga e tra di loro le guerriere parlano la lingua Hausa. Ognuna di loro è scelta come rappresentante della loro tribù, fatto che viene considerato un grande onore. Inizialmente erano anche considerate spose in addestramento per il re, ma T’Challa l’ha sempre considerato come un aspetto puramente formale, tanto che poi va di fatto perdendosi, cadendo in disuso.

Le Dora Milaje sono state poi consacrate dal film “Black Panther” del 2018. Nella pellicola, Okoye, interpretata dalla bravissima Danai Gurira, e le sue compagne incarnano perfettamente l’onore, la lealtà e il valore delle guerriere poste a difesa ultima del trono del Wakanda.

E adesso che abbiamo presentato le guerriere dei fumetti, andiamo a raccontare quelle reali da cui sono state tratte.

I tipi di fonti sulle Amazzoni

Prima di cominciare vorrei fare una piccola premessa, perché, raccogliendo il materiale per scrivere, mi sono imbattuta in testi che sono risultati essere molto interessanti.

Innanzitutto bisogna tenere conto che, non avendo allora quel popolo alcun tipo di scrittura, le fonti sulle Amazzoni del Dahomey non sono fonti dirette. La maggior parte delle notizie che abbiamo su di loro viene principalmente dai resoconti degli europei che lì hanno soggiornato, venendo quindi a contatto con questo popolo. Le descrizioni riportate sono diverse, tra cui ricordiamo, ad esempio, quelle fondamentali di Frederick Forbes (1851) e di Richard Burton (1864). Il fatto tuttavia che queste informazioni ci arrivino tramite personaggi europei comporta quindi un certo margine di incertezza, sia per motivi di incomprensione verso alcune pratiche o organizzazioni, sia perché filtrate con occhio critico che, se non è quello ad esempio di un antropologo, tende talvolta a essere impregnato di razzismo e misoginia. Con questo non bisogna assolutamente sottovalutare l’importanza storica di questi documenti, perché ci restituiscono un quadro fondamentale di quel periodo sotto ogni punto di vista. 

Per quanto riguarda le notizie storiche sulle Amazzoni del Dahomey si sono conservate però le tradizioni orali, raccolte negli studi di Amélie Degbelo (1979) e Hélène Dialmeida-Topor (1984). Questo tipo di fonti, rivestono grande importanza, perché provengono direttamente dal popolo in questione, ma bisogna tener conto che, non avendo qualcosa di fissato per scritto, tendono a modificarsi e sbiadirsi con il passare del tempo.

Il Dahomey

Per contestualizzare un po’, cerchiamo di capire il contesto in cui questo esercito di sole donne è stato creato. I Fon sono una popolazione dell’Africa occidentale, che occupano al momento la parte meridionale dell’attuale Benin fino alla costa atlantica. Proprio in prossimità di questa costa, in seguito a vari spostamenti e divisioni tra popolazione per lotte di successione, nel XVII sec. venne fondato il regno del Dahomey.

La fondazione della dinastia regnante del Dahomey è attribuita a Dako (1620/5 ca. – 1640/1650 ca.) che uscì vincitore da una di queste dispute per la successione. Il nome del regno però deriverebbe da re Wegbaja (1640/1650 ca. – 1680/1685 ca.) che, avendo ucciso il suo rivale Dan, ha poi costruito sulla sua tomba il centro del regno, chiamandolo Danhomé che significa “sulla pancia di Dan”.

La capitale del regno era Abomey.

Av Gerhard Mercator – North West University Library, 16th-20th Century Maps of Africa, #4266122, Offentlig eiendom, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8246958

Nei documenti scritti, il Dahomey compare solo nel 1716, in una corrispondenza francese, mentre il primo testimone oculare presente nel regno fu Bulfinch Lamb, membro della Royal African Compagny, preso in ostaggio ad Abomey nel 1724.

Dopo la guerra con la Francia, alla fine del XIX, il Dahomey divenne parte di quella che sarà l’Africa Equatoriale Francese (AEF).

Infine, con un accordo dell’11 luglio 1960, il Dahomey e altri territori africani, ottennero l’indipendenza, che venne proclamata il 1° agosto 1960, mentre, nel 1975, prese il nome di Benin.

Le Amazzoni del Dahomey

Come si può facilmente immaginare, ovviamente il corpo di guerriere del Dahomey non identificava se stesso con il termine “amazzoni”. Sono stati gli europei, negli anni ’40 dell’Ottocento, che, impressionati dall’unità di questo esercito di sole donne, attribuirono loro questo nome, memori delle omonime guerriere della tradizione greca.

Gli stessi abitanti del Dahomey erano coscienti di questa loro unicità, tanto che Frederick Forbes riporta di aver udito un bardo cantare le lodi di re Gezo (1818-1858) affermando che fosse “l’unico sovrano al mondo ad avere un’armata di amazzoni”.

Le amazzoni venivano cresciute e addestrate per la guerra e in battaglia dimostravano furore guerriero e coraggio e avevano una disciplina ferrea, tanto che Richard F. Burton definirà il Dahomey “questa piccola Sparta nera”.

Di W. Dreyer – Naturfolkenes liv, page 314, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49205

Origini delle Amazzoni

Il Dahomey si è sempre distinto per la presenza di donne guerriere. Le prime fra esse erano le Gbeto, le cacciatrici di elefanti attestate con sicurezza fin dal regno del re Wegbaja. Molti ritengono che fossero loro le antenate delle amazzoni, date le loro incredibili capacità di caccia e quindi di tecnica di combattimento.

Il re Gezo (1818-1858) affermava di essere stato lui ad aver creato il corpo delle amazzoni, ma diverse evidenze attestano forze armate femminili almeno dal XVIII sec., pertanto è più probabile che lui le abbia semplicemente riorganizzate.

Una tradizione orale infatti vuole che re Wegbaja avesse due figli gemelli, un maschio e una femmina, Akaba e Ahangbé (Tassin Hangbé). Per i dahomei i gemelli possiedono un particolare spirito guida, hanno capacità psicopompe e hanno il compito di mantenere il legame con il mondo degli spiriti, tanto che i due fratelli furono nominati co-sovrani.

Nel 1708 Akaba però morì nel corso di una guerra contro le popolazioni del fiume Onémé. Per non scoraggiare le truppe, la sorella, che gli somigliava tantissimo, prese il suo posto e proseguì la guerra. Ahangbé non fece una bella fine e il nipote ne cancellò persino il nome, tuttavia i popoli dell’Onémé, ricordando quella guerra, raccontano di aver affrontato delle soldatesse, forse proprio per volontà di Ahangbé.

Di Forbes, Frederick E. – From Dahomey and the Dahomans – New York Public Library [1], Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9677045

Guardie del re

Il primo uso storicamente attestato delle donne dahomee come soldati risale al 1729 e l’antropologo Helville J. Herskovits lo riconosce come le origini delle amazzoni, tuttavia donne armate a protezione del palazzo, e quindi del re, sono attestate già molto prima.

Le amazzoni erano solo formalmente mogli del re e, da questo punto di vista, prendevano il titolo di Ahosi, “mogli reali”, anche se in genere venivano chiamate Mino, “le nostre madri”, ed erano totalmente dedite alla sua protezione, tanto che non si poteva vedere il sovrano senza la sua guardia di donne.

Alla morte di un re avvenivano sempre scontri interni al palazzo, durante i quali venivano uccise dalle mogli del nuovo re tutte le mogli del re precedente. Erano scontri che non duravano a lungo e non se ne conosce le cause, forse erano fatti a scopo rituale, affinché le mogli accompagnassero il re nell’aldilà o per evitare eventuali rivendicazioni al trono.

Reclutamento e organizzazione

A differenza delle donne di molte popolazioni africane, le amazzoni costituivano una vera e propria élite. Quando le amazzoni uscivano dal palazzo erano precedute da uno schiavo che annunciava il loro passaggio, cosicché la popolazione potesse tenere le distanze e distogliere lo sguardo. Se un uomo le toccava mentre passavano rischiava la morte.

Tuttavia non vi era una regola per essere accolte nel corpo delle amazzoni. Solitamente molte famiglie le affidavano al palazzo per acquistare onore e prestigio, ma allo stesso tempo, se una moglie era infedele o una figlia si comportava male, venivano mandate a diventare amazzoni. Allo stesso modo, alcune di esse erano schiave, prese da altri villaggi.

Le amazzoni costituivano la guardia armata del re, ma non è chiaro se anche il loro corpo di armata fosse diviso in tre parti (centro e due ali) come quello dei soldati uomini. Avevano ovviamente dei generali e comandanti, che prendevano un nome come la loro controparte maschile, solitamente però identificandole sempre come “madri”.

Tra le soldatesse vi erano le Guloneto (le fuciliere), le Gohento (le arciere), le Nyekplohento (le falciatrici, armate di macete), le artigliere e le Gbeto (le elité, derivate dalle cacciatrici di elefanti).

Av N.N. – http://d2aohiyo3d3idm.cloudfront.net/publications/virtuallibrary/0892365692.pdf, Offentlig eiendom, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=93978330

Detto questo, siamo giunti alla fine di questa prima parte dell’articolo. Se vi è piaciuta, come sempre, fatecelo sapere condividendolo o commentandolo sui nostri canali social! E, come sempre, se volete rimanere sempre aggiornati sugli ultimi articoli pubblicati, non esitate ad iscrivervi alla nostra newsletter compilando il form qui sotto! 

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Fonti

1) https://www.ign.com/articles/secrets-of-the-dora-milaje-from-the-comics-potential-queens-and-villainous-turns

2) Sheena C. Howard, Why Wakanda Matters: What Black Panther Reveals About Psychology, Identity, and Communication, Smart Pop, 2021.

3) https://www.treccani.it/enciclopedia/dahomey_res-a15a0aee-87e7-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/

4) https://www.treccani.it/enciclopedia/fon_res-891dd970-a848-11de-baff-0016357eee51/

5) Law, Robin. “The ‘Amazons’ of Dahomey.” Paideuma, vol. 39, 1993, pp. 245–60. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/40341664. Accessed 16 May 2024.

6) Stanley B. Alpern, Amazons of Black Sparta – The women warriors of Dahomey, University Press, New York 2011.

7) “Bollettino della società geografica italiana”, serie II, vol. VII, settembre 1882, anno XVI, fasc. 9, p. 682

8) Le donne sotto le armi, in “Gazzetta del Popolo2, anno III, n. 314, 16 novembre 1862, p. 3

Curiosità del regno del Dahomey, “l’Album”, in “Giornale letterario di Belle Arti”, anno XIX, n. 39, 20 novembre 1852, p. 311

9) Il Dahomey, in “Il divin Salvatore – settimana religiosa di Roma”, anno XXIX, n. 15, 19 novembre 1892, p. 238

10) Attilio Brunialti, Il regno del Dahomey, in “Annuario Geografico Statistico per 1891-1892”, 1894, n. 41, p. 344

11) Attilio Brunialti, Le amazzoni nella storia e nella leggenda, in “Gazzetta Letteraria”, anno VI, n. 12, 25 marzo 1882, pp. 95-96

12) Le amazzoni del Dahomey, in “L’Indicatore – giornale ebdomadario del Trentino”, anno II, 13, 31 marzo 1858, p. 104

13) “Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure di terra e di mare”, anno I, n. 12, 11 novembre 1878, p. 90-91

14) Le amazzoni del Dahomey, “Varietà, Africa”, in “L’esplorazione commerciale e l’esploratore: giornale di viaggi e geografia commerciale”, anno V, fascicolo VI, giugno 1890, p. 247

15) Alberto Arecchi, Donne africane, Elison Publishing 2017

16) Viviano Domenici, Uomini nelle gabbie, Il Saggiatore, 2015

17) “L’Illustratore popolare”, vol. XX, n. 47, 25 novembre 1882, p.742

18) Valeria Palumbo, Svestite da uomo, Rizzoli 2013

19) “Archivio per l’Antropologia e la Etnologia”, vol. XV, 1885, Notizie, pp. 217-218

20) https://en.wikisource.org/wiki/1911_Encyclop%C3%A6dia_Britannica/Dodds,_Alfred_Am%C3%A9d%C3%A9e

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