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C’era una volta – 8 versioni della fiaba di Cenerentola in giro per il mondo

“C’era una volta un gentiluomo il quale in seconde nozze si pigliò una moglie che la più superba non s’era mai vista. Aveva costei due figlie che in tutto e per tutto la somigliavano. Dal canto suo, il marito aveva una ragazza, ma così dolce e buona che non si può dire…”

Questo è l’incipit di quella che è, senza dubbio, una delle versioni più famose della fiaba più conosciuta di tutti i tempi: Cenerentola. Per la precisione, quella appena riportata, è la versione di Charles Perrault, da cui è stata tratta ispirazione per uno dei classici disneyani più belli e famosi di sempre: Cenerentola dell’ormai lontano 1950

Il classico Disney, quindi, si ispira alla versione più famosa e conosciuta dell’antica fiaba; in realtà, però, si stima che, in giro per il mondo, vi siano circa 700 versioni della fiaba di Cenerentola. In pratica, qualsiasi posto piccolo, sperduto e semi sconosciuto, ha la sua versione della fiaba della dolce fanciulla maltrattata e delle sue belle scarpette che, come vedremo a breve, non sempre sono di cristallo (anzi in alcune versioni mancano proprio).

Con questo articolo iniziamo una nuova rubrica, “C’era una volta” in cui, partendo dalle fiabe disneyane e dalle versioni a cui si ispirano, voliamo in giro per il globo raccogliendo quelle che, secondo noi, sono le versioni più antiche, belle (o anche brutte perché no) o comunque particolari delle fiabe antiche. A tal proposito vi segnalo questo articolo analizziamo le varianti della fiaba di Aladdin; e questo riguardo “La bella e la bestia”.

Quindi, mettetevi comodi davanti ad un camino, preparate una bella tazza di cioccolata calda e venite con noi nel magico mondo delle fiabe…

Una fiaba conosciutissima

Come detto poc’anzi, di versioni di Cenerentola ce ne sono un’infinità e, secondo alcuni studiosi del folclore, pare si aggirino addirittura intorno all’esorbitante numero di 700! Per darvi un’idea, anche i Nativi Americani hanno la propria versione. Ora, vi chiederete voi, come si fa a raccontare una storia in 700 modi diversi?? Si può se si tiene conto che alcune di queste versioni sono, spesso, molto diverse rispetto a quella che siamo abituati a conoscere noi. Per farvi capire cosa intendo, oggi vi proporrò 6 versioni di questa fiaba, alcune delle quali molto antiche. Quella di Perrault, a cui il classico si ispira, infatti, è una delle più “recenti”, in quanto venne rielaborata dal celebre scrittore francese nel lontano 1697, ma la fiaba era già ben conosciuta prima. La versione italiana più conosciuta, per dirne una, del letterato e scrittore campano Giambattista Basile, infatti, venne pubblicata nella raccolta “Lo Cunto de li Cunti” fra il 1634 e il 1636. Mentre quella dei fratelli Grimm è di inizio ‘800.

Prima di loro, però, la fiaba aveva già fatto un viaggio molto lungo intorno al mondo, conoscendo vari popoli diversi. Secondo alcuni studiosi, infatti, una delle versioni più antiche proviene dall’antica Cina, risale alla dinastia Tang e qui Cenerentola si chiama Yeh Shen.

Insomma, le versioni sono davvero tante e ognuna di esse, spesso, ha varianti sostanziali che riflettono la cultura e la storia dei popoli d’origine. Alcune versioni, inoltre, somigliano un po’ di più a quella più nota di Perrault; altre ancora, un po’ meno e hanno risvolti decisamente macabri e stile horror. 

Fatta questa premessa, eccovi le versioni che ho scelto per questo articolo. 

1 – La storia di Rodopi

La Geografia di Strabone
“La Geografia” di Strabone

Secondo alcuni studiosi, la versione più antica della fiaba di Cenerentola arriverebbe addirittura dall’antico Egitto. Ero indecisa se citarla o meno perché questa versione ha avuto, nel corso degli anni, tantissimi rimaneggiamenti e, in giro per il web, circolano molte “false” versioni della storia. Inoltre, secondo alcuni studiosi, questa storia è talmente diversa e sono talmente poche le fonti antiche che la citano, che alcuni studiosi non la reputano una vera versione antica di Cenerentola. Alla fine ho deciso di inserirla perché, secondo un’altra parte degli studiosi, invece, resta effettivamente la “prima” Cenerentola della storia. 

La Cenerina di questa versione si chiama Rodopi ed è una cortigiana della colonia greca di Naucrati, in Egitto. Della sua storia ne fanno accenno prima lo storico greco antico Erodoto, in cui però più che di una Cenerentola si parla di una cortigiana molto ricca e famosa; e poi il geografo, storico e filosofo greco antico Strabone. In particolare, la versione di Strabone, è quella che interessa noi ed è tratta dalla sua opera ‘La Geografia’. È piuttosto breve, eccola di seguito: 

“Raccontano che, mentre Rodopi stava facendo il bagno, un’aquila afferrò uno dei suo sandali e lo trasportò a Menfi, dove il re stava amministrando la giustizia all’aperto. Quando l’aquila fu sopra la testa del re lasciò cadere il sandalo sulle sue ginocchia. Il re, spinto sia dalla bellezza del sandalo, sia dalla stranezza dell’evento, inviò uomini per tutto il paese alla ricerca della donna che lo aveva indossato. Trovatala nella città di Naucrati, fu portata a Menfi e divenne moglie del re.”

Questa è la versione raccontata da Strabone. Successivamente sono fiorite, nel corso degli anni e dei secoli, varie versioni di questa leggenda che sono andate a mescolarsi fra loro e secondo cui Rodopi pare fosse una schiava al servizio di un re, maltrattata da altre schiave invidiose di lei. Tuttavia queste versioni sembrano non avere fonti originali ad accertarle e quella raccontata da Strabone resta l’unica che abbia una fonte effettiva. 

2 – Yeh Shen – la Cenerentola cinese

Versioni della fiaba di Cenerentola: Yeh Shen
Credits Pic to: https://pdsh.fandom.com/wiki/Yeh-Shen?file=Ye_xian.jpg

Un’altra versione antichissima della fiaba di Cenerentola, che invece ha effettivamente varie similitudini con la storia che conosciamo noi, arriva dall’Antica Cina. La storia di Yeh Shen, secondo alcuni Ye Xian, risale alla dinastia Tang, che regnò fra il 618 e il 907 d.C. La prima fonte a citarla è un’opera di miscellanea, la ‘Youyang zazu’,  in cui si trovano cose di vario genere. Si va dalle raccolte di racconti agli aneddoti, passando per descrizioni di fenomeni naturali e numerose altre cose.

In questa versione le scarpe sono dorate e la fata viene sostituita da un pesce d’oro e da una sorta di angelo custode molto stile hippie. Inoltre, per non farsi mancare niente, la matrigna fa davvero una brutta fine, degna della sua stupidità del resto, come vedrete a breve. 

In questa versione della fiaba si narra che una volta viveva un uomo che aveva una figlia di nome Yeh Shen. La giovane era bella, intelligente e sapeva lavorare l’oro e il vasellame. (Ad avere una figlia così oggi uno diventa ricco). Il padre, dopo la morte della prima moglie, aveva deciso di risposarsi, tuttavia, poco dopo, era morto, lasciando la giovane fanciulla nelle grinfie della matrigna che aveva ben deciso di schiavizzarla con lavori pesanti e pericolosi. Un giorno Yeh Shen, mentre era a lavoro, s’imbatté in un pesce d’oro e, affascinata, decise di tenerlo con sé gettandolo nello stagno dietro casa sua e condividendo con lui ogni giorno il suo cibo. Purtroppo un giorno la matrigna scoprì il segreto della giovane orafa e, grazie all’ingannò, lo catturò e lo cucinò per mangiarlo a colazione (altro che i cornetti). Quando Yeh Shen si accorse dell’accaduto scoppiò in un pianto dirotto. Fu allora che le apparve un uomo, che diceva di venire dal cielo, vestito con abiti rozzi e i capelli sciolti sulle spalle. La consolò e le disse di prendere la lisca del pesce che la matrigna aveva nascosto sotto il letame, di nasconderla nella sua stanza e di rivolgerle una preghiera ogni volta che le fosse occorso qualcosa. La giovane seguì il suggerimento e riuscì a ottenere qualsiasi cosa desiderasse, fossero essi vestiti, cibo o pietre preziose. 

Un giorno venne indetta una festa e la matrigna, per evitare che Yeh Shen vi si recasse, le ordinò di restare a casa per fare la guardia e per lavorare. Tuttavia, quando la matrigna e le sue figlie se ne furono andate, la giovane interrogò la lisca e subito venne vestita con un abito di seta verde e delle scarpette dorate. Una volta giunta alla festa, però, dopo aver ballato molto, vide la matrigna e le sue figlie e, temendo di essere riconosciuta, scappò via lasciando dietro di sé una delle sue scarpette d’oro. Questa venne trovata da un’uomo che la consegnò al re di un regno vicino che, a sua volta, affascinato dalla scarpa così piccola, emise un proclama perché la ragazza venisse cercata. Una volta trovata e fattale provare la scarpetta, decise che l’avrebbe portata con sé e sposata, mentre la matrigna e le sorellastre vennero condannate alla lapidazione e uccise. 

La mia personale morale della fiaba è questa: se la matrigna fosse stata abbastanza furba e intelligente avrebbe guadagnato molto di più sfruttando le doti orafo/artigiane di Yeh Shen; ma, si sa, l’invidia e la stupidità sono due brutte bestiacce.

3 – La gatta cenerentola di Basile

Versioni della fiaba di Cenerentola: La gatta Cenerentola di Basile
Credits Pic. to VesuvioLive

La prima versione italiana di Cenerentola è “La gatta cenerentola” di Gian Battista Basile. Questa versione della fiaba, per quanto molto simile alla trama da noi conosciuta, ha vari aspetti decisamente più realistici e a tratti cruenti. Venne pubblicata tra il 1634 e il 1636 nell’opera di Basile ‘Lo Cunto de li Cunti’, una raccolta di 50 fiabe di origine popolare scritte in dialetto napoletano. In questa versione della fiaba Cenerentola si chiama Zezolla e, pur essendo bella, è in realtà abbastanza diversa dalla Cenerina cui siamo abituati. 

In questa versione, infatti, Zezolla/Cenerentola è sì figlia di un principe e viene maltrattata dalla matrigna, ma, stanca delle angherie della donna, la povera Zezolla se ne lamenta con la sua maestra sarta che invece sembra volerne bene. A questo punto la piega della fiaba prende una strada decisamente da film thriller. La maestra (che sembra abbastanza deviata, diciamolo) istiga Zezolla a uccidere la matrigna e questa, sorprendentemente, accetta di buon grado in perfetto stile bambola assassina. L’omicidio, tuttavia, non le impedisce comunque di diventare una Cenerentola in tutto e per tutto. La maestra diventa la nuova matrigna ma, dopo un’iniziale miglioramento dove tratta bene Zezolla, manco a farlo apposta, cambia idea e inizia a maltrattarla, favorendo le sue sei figlie che fino ad allora aveva tenuto nascoste tanto a Zezolla che al padre. Padre che, in tutto questo, fa una parte decisamente ingrata: prima sembra adorare la figlia, poi, istigato dalla nuova matrigna, inizia a infischiarsene bellamente e permette che la trattino male. Un giorno il padre, di ritorno da un viaggio, le porta una pianta di datteri magica che, in questa versione della fiaba, ha il ruolo che hanno la Fata Smemorina e il pesce dorato di Yeh Shen. Zezolla cura la pianta, la fa crescere finché non ne nasce una fata e grazie a lei riesce a vestirsi in abiti principeschi e a partecipare alla festa del re che la vede e, ovviamente, perde la testa e se ne innamora. Desideroso di sposarla la fa pedinare da un servitore in varie occasioni (Zezolla va infatti alla festa per 3 sere di seguito) finché questa non perde una pianella, la versione nostrana della scarpetta di cristallo decisamente meno elegante e consistente in uno zoccolo con zeppa tipico dei secoli che vanno dal 14° al 17°. 

Grazie allo zoccolo fatato il re ritrova Zezolla, la sposa e le sorellastre, come ovvio, si fanno venire la bile per l’invidia. Se vi va di leggere la fiaba per intero vi rimando a questo sito qui

4 – La Cenerentola di Perrault

Cenerentola di Perrault
Cenerentola – illustrazione di Gustave Doré

La Cenerentola di Perrault è quella a cui il classico Disney si ispira. La fiaba venne pubblicata per la prima volta dallo scrittore francese nella raccolta di racconti ‘I racconti di Mamma Oca’ nel 1697, sotto il nome di ‘Cendrillon’, la versione francese del nome di Cenerentola. Nella Francia di quel tempo c’era la moda, presso la corte del re, di raccontare storie e fiabe. Fu in questo clima che Perrault, uomo di grande cultura, creò la sua raccolta prendendo spunto da undici fiabe della tradizione, che rielaborò in maniera tale che fossero adatte al linguaggio colto della corte del re Luigi XIV e, alla fine di ognuna di esse, vi aggiunse anche una morale. Il successo che ne seguì ne fa una delle raccolte di fiabe più note e famose ancora oggi. La versione di Perrault è, fondamentalmente, quella che viene raccontata nel film Disney. Gli artisti disneyani sono stata abbastanza fedeli alla fiaba originale, cambiando solo pochissimi dettagli. Ad esempio nella fiaba originale Cenerentola si reca due volte al ballo e non una e perde la scarpetta solo la seconda sera. Il vestito è fatto d’oro, d’argento e pietre preziose e durante il ballo Cenerentola mostra modi di fare gentili con le sorellastre che non la riconoscono. Altro punto che si discosta è il fatto che nella fiaba sono più le sorellastre ad apparire come perfide e cattive, mentre la matrigna viene nominata solo ad inizio fiaba e poi, di fatto, non se ne fa più cenno. Inoltre, a fine fiaba, Cenerentola perdona le due ragazze, le porta a corte e le fa sposare. La morale che Perrault riporta alla fine è doppia: che la grazia e la gentilezza sono un dono assai migliore della bellezza in sé; e che si può essere coraggiosi, nobili e ingegnosi quanto si vuole, ma tutto ciò non serve a nulla se non si ha qualcuno che ci aiuti in caso di bisogno (in questo caso la fata). Se volete leggere la versione intera della fiaba potete trovarla qui

5 – La Cenerentola dei fratelli Grimm 

Credits to: Fiabe.Fandom

Il titolo della Cenerentola dei fratelli Grimm è ‘Aschenputtel’ e, come ogni buona fiaba dei fratelli Grimm che si rispetti, ha anche lei la sua buona dose di parti macabre, anche se meno rispetto alla Cenerentola assassina di Basile. La fiaba dei due fratelli tedeschi venne pubblicata tra il 1812 e il 1815 nella raccolta antologica di fiabe, ‘Fiabe del focolare’. Com’è accaduto spesso per le fiabe dei Grimm, nelle edizioni successive della raccolta ognuna di esse ha subito vari cambiamenti, cosicché ogni fiaba ha, a sua volta, più versioni (giusto per complicarci ancora un po’ di più la vita). Anche questa sorte è accaduta a Cenerentola e la versione di cui vi parlo qui è quella dei Grimm più conosciuta. La Cenerentola dei Grimm, di fatto, è un po’ un misto tra la dolcezza di quella di Perrault e di Yeh Shen e la scaltrezza della Zezolla di Basile

Pur restando sempre simile nella trama a quella di Perrault, di fatto, ha alcuni cambiamenti sostanziali. La matrigna in questo caso è molto più presente rispetto a quella di Perrault e, quando Cenerentola le chiede il permesso di andare anche lei alla festa, inventa stratagemmi davvero bislacchi per evitare di farla andare. Butta un piatto pieno di lenticchie nella cenere del camino e le dice che solo se riesce a sceglierle tutte nel giro di due ore potrà andare anche lei alla festa. Cenerentola si fa aiutare dalle colombe e dalle tortore sue amiche (Biancaneve style), ma a nulla valgono i suoi sforzi perché la matrigna le fa ripetere il giochetto più volte finché, stanca del fatto che Cenerentola riesce sempre a portare il termine il lavoro in tempo, le dice chiaro e tondo che al ballo lei non ci andrà. Altro cambiamento sostanziale è quello del ruolo della Fata. Si passa dai pesci e dai datteri alla pianta di nocciolo, che Cenerentola si fa regalare dal padre di ritorno da un viaggio e che pianta sulla tomba della madre. A furia di innaffiarla con le lacrime della disperazione, la pianta cresce e ogni giorno si va a posare sul ramo un uccellino bianco che esprime tutti i desideri di Cenerentola, gettandole tra le braccia quello che vuole, compresi vestiti e scarpe stupendi (che anche in questo caso variano a seconda della sera). Come nel casso di Basile, anche qui, Cenerentola si reca alla festa ben 3 volte e ogni volta con vestiti e scarpe fatte d’oro, d’argento e chi più ne ha più ne metta. La scarpa galeotta, però, quella della terza sera, è fatta tutta d’oro. Anche gli stratagemmi con cui Cenerentola scappa dalla festa sono vari e non viene fatto accenno alla questione dell’orario. La prima sera scompare saltando in una colombaia, la seconda su un albero di pero e la terza il principe, un po’ più astuto dei principi delle altre versioni, fa spalmare di pece le scale e una scarpa resta incagliata lì. Altra diversità è la fine delle due sorellastre perfide. Una si taglia un dito del piede per riuscire a farsi entrare la scarpetta, l’altra un pezzo di calcagno. Poi, come se non bastasse, il giorno delle nozze di Cenerentola, mentre si recano in chiesa, due uccelli cavano a ciascuna delle due gli occhi, uno all’andata e l’altro al ritorno. Se volete leggere la fiaba per intero, eccovela qui.

6 – La Cenerentola dei Nativi Americani

Quelle riportate fino ad ora sono le versioni “classiche” della fiaba di Cenerentole e le più conosciute e importanti da una punto di vista storico. Però, per farvi capire quanto sia varia e vasta la diffusione della fiaba, riporto anche questa versione, che invece ha origine fra gli indiani d’America

Dalle ricerche fatte, infatti, ho scoperto che anche presso i Nativi Americani ci sono varie versioni della favola di Cenerentola. Una di queste si chiama, in inglese, “The Rough – Face Girl”, ovvero “La ragazza dalla faccia ruvida” o “La ragazza con la cicatrice” in italiano, ed è un racconto che ha origine nel folklore e nelle leggende della tribù degli Algonquin.

Com’è ovvio, facendo parte di un folclore e di una cultura così lontana, questa versione di Cenerentola è molto diversa da quella a cui siamo abituati; tuttavia, la morale e il leitmotiv di fondo sono gli stessi. Eccovi di seguito la fiaba che ho cercato di tradurre e riadattare dall’inglese per voi. 

Sulle rive di una baia, lungo la costa del Canada, viveva un grande guerriero noto per le sue grandi gesta. Fra le varie cose, questo guerriero aveva il potere meraviglioso di rendersi invisibile per potersi nascondere e mescolare ai suoi nemici e ascoltare le loro trame. Era conosciuto con il nome di Vento Forte l’Invisibile. Abitava con sua sorella, in una tenda vicino ad un lago, e molte fanciulle facevano a gara per sposarlo. Tuttavia era noto che Vento Forte si sarebbe sposato solo quando avrebbe incontrato la prima fanciulla che fosse riuscita a vederlo. L’unica che ci riusciva, infatti, era la sorella che viveva con lui. Nello stesso villaggio, viveva un uomo povero che aveva tre figlie, due delle quali, le maggiori, erano perfide e cattive e costringevano la minore a stare sempre da sola vicino al fuoco per alimentarlo. Così la poverina aveva sempre le mani, il volto e i capelli rovinati e sfregiati. Per questo, le due sorelle iniziarono a chiamarla “Rough – Face Girl”. Un giorno le due perfide donne andarono dal padre e gli chiesero vestiti nuovi di pelle di daino, nuovi mocassini e collane, perché avevano deciso che avrebbero fatto in modo di sposare Vento Forte l’Invisibile. Il padre acconsentì e queste si recarono da Vento Forte. Lì trovarono la sorella di lui ad attenderle: “Perché siete venute?” chiese loro e queste risposero che erano lì perché volevano sposare Vento Forte. La donna, allora, rispose che, se volevano sposarlo, avrebbero dovuto essere capaci di vederlo. Loro quindi, mentendo, dissero: “Ovvio che ci riusciamo! Non vedi come siamo vestite bene e come siamo belle?? Tutti possono testimoniare che noi lo abbiamo visto!” “Bene” disse la sorella, “Se è così, ditemi, di cosa sono fatti il suo arco e la pista della sua slitta?” Le ragazze, disperate, provarono a rispondere più volte ma sbagliarono sempre quindi la donna, capendo l’imbroglio, le cacciò via. Il giorno dopo, la sorella minore, “Rough – Face Girl”, decise di provare anche lei la sorte. Chiese al padre le stesse cose che avevano chiesto le sorelle il giorno prima, ma questi rispose che non gli era rimasto niente, solo il suo stesso paio di mocassini vecchi e delle conchiglie rotte. Allora la ragazza lo ringraziò e gli disse che qualsiasi cosa gli sarebbe stata utile. Poi si fece una collana con le conchiglie rotte, un vestito con pezzi di corteccia di betulla degli alberi, li dipinse con immagini del sole, della lune, delle stelle e altre cose, infine, lavò i mocassini e tentò di riadattarli perché le andassero bene. Purtroppo le andavano grandi e facevano rumore, così la gente accorreva e rideva di lei dicendole che era brutta e che non avrebbe mai sposato Vento Forte l’Invisibile. Ma la ragazza non se ne curò e andò dritta per la sua strada. Mentre camminava vide la bellezza della terra e del cielo mostrarsi davanti ai suoi occhi e riconobbe, in quelle cose, la faccia bellissima di Vento Forte l’Invisibile. Infine, arrivò presso la spiaggia giusto quando il sole tramontava e iniziavano a vedersi le stelle e, proprio lì, incontrò la sorella di Vento Forte. La donna riconobbe l’animo gentile e giusto della ragazza guardandola negli occhi e le chiese: “Perché sei venuta sorella mia?” E la ragazza rispose che era lì per sposare Vento Forte l’Invisibile. Allora la donna le chiese se era capace di vederlo e la ragazza rispose di sì. Allora la donna le fece le stesse domande che aveva fatto il giorno prima alle sorelle, ossia di che cosa erano fatti l’arco e la pista della slitta del fratello e la ragazza rispose che il primo era la curva dell’arcobaleno e il secondo era la via lattea nel cielo. La donna allora capì che diceva la verità e che l’aveva davvero visto. La portò dal fratello che finalmente gioì per averla trovata. La sorella di Vento Forte l’Invisibile, allora, le diede vestiti ben fatti di pelle di daino e una bella collana di conchiglie e le ordinò di farsi un bagno nel lago. La ragazza così fece e le cicatrici e le ferite scomparvero e i capelli diventarono bellissimi. Il giorno dopo Rough – Face Girl sposò Vento Forte L’Invisibile. 

7 – La Cenerentola irlandese – Ashey Pelt

Tornando in Europa, un’altra versione davvero singolare è quella raccolta in Irlanda dal titolo ‘Ashey Pelt’. Riguardo le sue fonti e la sua storia non sono riuscita a trovare molto. Posso solo dirvi che pare sia apparsa per la prima volta su “Folk-Lore: A Quarterly Review of Myth, Tradition, Institution, and Custom” nel 1895. 

L’autore, inoltre, dice che la fiaba gli è stata raccontata da una donna di circa sessant’anni, originaria della provincia di Ulster, in Irlanda. 

Il racconto in sé, comunque, è piuttosto breve e ha tutti gli ingredienti della fiaba di Cenerentola. C’è lei, che in questo caso si chiama Ashey Pet, ci sono le sorellastre che si mutilano i piedi per farsi andare la scarpetta, che in questo caso è di seta, c’è la matrigna perfida. La differenza maggiore la fa la fata madrina, che in questo caso è interpretata nientepopodimeno ché da una pecora nera. In Irlanda, del resto, come poteva essere diverso?? Se la Cenerentola di Basile porta gli zoccoli è anche ovvio che in Irlanda la fata sia una pecora. Il suddetto ovino dice a Cenerentola/Ashey che, colpendo con una verga (ossia un bastone) una pietra per tre volte, otterrà tutto ciò che desidera. Se volete leggere la fiaba per intero la trovate qui in inglese. 

8 – La Cenerentola norvegese – Kari Trestakk (Katie Woodencloak)

versioni fiaba cenerentola - kari trestakk
Disegno 
di Theodor Kittelsen per 
Kari Trestakk – p.d.

Un’altra versione molto particolare di Cenerentola viene dalla nordica e nevosa Norvegia e il suo titolo è ‘Kari Trestakk’ in norvegese; ma è più comunemente conosciuta in inglese come ‘Katie Woodencloak’. In italiano potremo tradurlo con ‘Katie mantello di legno’. 

Questa versione di Cenerentola è apparsa per la prima volta nella raccolta di racconti e leggende popolari “Norske folkeeventyr”, degli scrittori, folcloristi e studiosi Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe, che pubblicarono l’opera a più riprese fra il 1841 e il 1844. 

La Cenerentola norvegese ha, a sua volta, molte varianti nel paese stesso ed è una delle più popolari e conosciute fra le fiabe norvegesi. 

Nella versione riportata dai due studiosi, la più famosa, Cenerentola è figlia di un re che, rimasto vedovo, si risposa con una regina, vedova anche lei, che ha la funzione di matrigna cattiva. Quest’ultima, a sua volta, non ha due figlie ma una sola, che funge da sorellastra, ma che non ha un grande ruolo nella fiaba se non quello di mutilarsi i piedi alla fine come al solito. 

Per il ruolo della fata si passa dalla pecora al toro. La giovane fanciulla, infatti, viene mandata dalla matrigna a sorvegliare il bestiame (una sorta di Cenerentola Cowgirl in pratica) e qui fa amicizia con il suddetto toro che decide di aiutarla e, attraverso un panno magico che si fa uscire dalle orecchie (eh già), aiuta la piccola a mangiare e a non morire di fame. La fiaba continua in maniera molto articolata e, soprattutto, Cenerentola vive molte più avventure rispetto alle versioni classiche. Vi basti sapere che, ad esempio, quando la matrigna scopre che il toro aiuta la ragazza, decide di farlo uccidere. I due a questo punto decidono di scappare e, attraverso una serie di avventure, giungono al castello di un principe. Altra differenza è proprio qui. L’incontro tra i due, infatti, non avviene attraverso un ballo. Il toro, infatti, le da un mantello di legno, le dice di presentarsi al castello come Katie Woodencloak e di chiedere lavoro lì. Poi le chiede di ucciderlo, tagliargli la testa, scorticarlo (anche i norvegesi non scherzano in quanto a macabro) e di riporre la pelle dietro una roccia. Nel caso la fanciulla avesse bisogno di qualcosa, basta recarsi lì, bussare alla pietra e chiedere. La storia continua ma, riassumendo, la giovane si presenta al principe varie volte. A volte come inserviente, a volte vestita di rame, d’argento e d’oro (ed è proprio la scarpa d’oro quella fatidica), grazie all’aiuto del ‘fu toro’. Quando si presenta come Katie Woodencloak/inserviente il principe la deride e la maltratta; quando invece va ben vestita, il principe si innamora sempre di più di lei. Potete leggere l’intera fiaba, in inglese, qui

Per ora siamo giunti alla fine di questa piccola raccolta, però, di versioni di Cenerentola in giro per il mondo ce ne sono davvero tantissime e mi riprometto di ampliare la lista prossimamente!! 

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Fonti: 

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